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| Vincenzo Greco |
Pubblichiamo la lettera che, lo scorso 19 maggio, il nostro Portavoce ha inviato a tutti i colleghi giornalisti degli Uffici Stampa di Università e Enti di Ricerca .
Cari colleghi,
la situazione degli
Uffici Stampa sta diventando vieppiù
incancrenita. La stagnazione
normativa in cui siamo costretti a operare ci sta trasformando in giornalisti- fantasma, senza diritti
e senza contratti adeguati. Una
legge del 2000 ancora inapplicata,
eppure da alcuni giudicata superata, è
la dimostrazione di quanto poco o nulla siano sensibili al nostro lavoro le
amministrazioni, i sindacati e i politici.
Che sia poi il fulcro
della macchina istituzionale non lo
diciamo solo noi ma proprio coloro che ci chiudono la porta quando avanziamo
qualche richiesta ma che sono lesti a
riaprirla e a blandirci quando si tratta di organizzare convegni, conferenze,
dibattiti, ecc.
Tutto ciò dovrebbe far scattare la protesta del sindacato, di
tutti i sindacati; da un lato i sindacati generalisti che, però,
preferiscono rimanere in silenzio dopo aver fatto un rapido calcolo numerico. Dall’altro il sindacato dei
giornalisti , poco incline alla organizzazione di vere e proprie azioni
rivendicative.
Certo, anche noi
dobbiamo cospargerci il capo di cenere.
Il nostro silenzio, in alcuni casi la nostra mielosa accondiscendenza e
subalternità, sono un motivo in più per
spingere Direttori, Rettori, e Aran a mantenere lo status quo.
E’ tempo di agire
predisponendo la nostra piattaforma e
chiedere che l’Aran la discuta insieme
alla CRUI e alle OO.SS. E’ tempo di
svegliarsi dal letargo preparando un sit-in di protesta dinanzi all’ARAN e al
Ministero. E’ tempo di rompere gli indugi abbandonando i vecchi sindacati.
La soluzione è
costituire una associazione legalmente
riconosciuta che tuteli i nostri diritti con l’applicazione della legge 150.
Per questo il
Coordinamento si avvia a trasformarsi in associazione, con proprio Statuto,
organismi dirigenti, quote associative, ecc.. Rimarrà in vita il tempo
necessario, poi scomparirà come neve al sole. Ma a quel punto avremmo ottenuto
il riconoscimento che ci spetta.
Vi chiedo di essere dei nostri
Un saluto
Vincenzo Raimondo Greco
Portavoce nazionale CNUSUER

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