Salerno (6 dicembre 2012).-
Tra le tante grane riservate ai lavoratori c’è quella, non secondaria,
della ricongiunzione di diversi periodi contributivi versati in
differenti casse previdenziali. Sempre più spesso si parla di
“ricongiunzione onerosa”. Ciò del fatto che, per ricongiungere questi
diversi periodi, e ottenere il diritto alla pensione, si devono pagare
somme elevatissime. E questo in barba ai contributi già versati.
L’ennesima rapina ai danni di quanti stanno pagando l’uscita dell’Italia
dalla crisi economica. E possibile fare un calcolo? Conoscere il
numero di questi lavoratori beffati e truffati. “Le stime – scrive Francesco Rossiello, sindacalista USB presso l’Università di Bari - parlano
di circa 600.000 lavoratori e lavoratrici che si trovano in questa
assurda situazione, con il rischio concreto di non poter accedere alla
pensione”. E’ il caso ad esempio di chi ha 18 anni di versamenti INPS e 18 INPDAP che non accetta di pagare o che non chiede la “totalizzazione”. Questo nuovo ostacolo fu creato dopo l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne del settore pubblico. “Per
paura di una fuga verso il sistema INPS da parte delle lavoratrici che,
ricongiungendo gratuitamente i periodi in INPS, potevano andare in
pensione a 60 anni invece che a 65 – continua Rossiello- venne
emanata la legge 122/2010 che impone l’onerosità del ricongiungimento.
In sostanza per evitare che qualche lavoratrice potesse trovare una
soluzione alla mannaia dei 65 anni, si è preferito commettere un
ulteriore, generalizzato e gravissimo annullamento dei diritti”.
Governo ladro, direbbe qualcuno; ma i
sindacati non hanno colpe minori perché hanno taciuto. E il silenzio,
in questi casi, fa più danni perché attuato nei confronti di lavoratori
che pagando la delega sindacale sperano di essere tutelati. Non è
accaduto nulla e ora sono dolori per chi vorrà ricongiungere i periodi
contributivi.
“In questo caso- spiega Rossiello - si
deve fare domanda vedendosi arrivare richieste esorbitanti da parte
dell’ente previdenziale per importi superiori anche a svariate decine di
migliaia di Euro! E’ il caso di Ida B. che dovrebbe pagare 265.673,94
per ricongiungere 27 anni di contributi Inpdap. Ovviamente tutti già
pagati. Ma a tutti si offre una splendida opportunità: rateizzare
l’importo, dopo aver versato un congruo anticipo! In questo modo Ida
dovrà pagare solo 2.169,40 al mese per più di 13 anni, pagando anche gli
interessi al 4,5%, per un importo complessivo di 353.612,44”.
Di fronte a queste cifre pazzesche,
il lavoratore è tentato di non ricongiungere i periodi lavorativi.
Niente di più sbagliato. “La casistica è complessa”, assicura Rossiello che aggiunge: “le
situazioni vanno valutate individualmente. Per sintetizzare però
possiamo dire che, nel caso in cui si decidesse di non ricongiungere i
periodi, per avere diritto alla pensione si deve fare domanda di
“totalizzazione”. Questo comporta un calcolo basato esclusivamente sul
sistema contributivo, con una netta perdita sull’importo dell’assegno
pensionistico. Viste le cifre che vengono richieste per il
ricongiungimento, la “totalizzazione” rimane l’unica alternativa
possibile, e così il lavoratore, comunque vada, rimane fregato!”.
Provvedimento che interessa, anche,
molti giornalisti in servizio presso gli uffici stampa. Di qui la
protesta della Federazione nazionale della stampa (FNSI). “Si tratta di compiere un atto di giustizia - dichiara Giovanni Rossi, segretario nazionale aggiunto – anche perché quelle persone non hanno avuto la possibilità di optare per un ente previdenziale piuttosto che per un altro”.
E i partiti o i parlamentari,
dipenderà dalla legge elettorale, che fra un mese o tre busseranno alla
nostra porta per chiedere il voto, cosa hanno fatto ?
“In Parlamento- prosegue Rossi - sono
state presentate proposte complessive su questo tema ed anche
specifiche che riguardano il caso dei giornalisti ‘pubblici’. Occorre
trovare una soluzione adeguata che riguardi la generalità dei lavoratori
interessati a questo problema e che potrebbe essere perseguita pure
attraverso una iniziativa del governo, sia essa per via legislativa o
amministrativa”.
Ma con le elezioni alle porte, il
rischio che 660 mila lavoratori vengano abbandonati all’inferno senza
possibilità di ritorno sembra potersi trasformare in certezza.
“Per questo USB – conclude Rossiello - ha
organizzato a Roma per il 10 dicembre un incontro, invitando le forze
politiche, il Presidente e il Direttore Generale dell’Inps, per
chiedere il ripristino immediato della non onerosità del
ricongiungimento dei contributi”.
Mishima